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Badia Calavena

Provincia di Verona - Regione del Veneto


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Pitture e Capitelli

Nella Val d’Illasi, e in particolare nel territorio di Badia Calavena, vi sono numerosi esempi di “Arte minore” costituiti da pitture murali, tempere e affreschi, a sfondo religioso, dipinte sulle facciate di molte abitazioni. La loro datazione risulta difficile, tuttavia non sono sicuramente anteriori al XVII secolo; molte nascono come espressione di pura fede, altre “per grazia ricevuta”, ma la loro motivazione potrebbe essere dovuta anche alla secolare dipendenza dalla potente Abbazia Benedettina della Calavena, i cui monaci percorrevano la valle predicando la fede e proponendo i santi quali modelli da imitare e Maria, la Beata Vergine, come “mediatrice”.

Tutte le immagini sono volutamente molto ingenue e semplici, si tratta nella maggior parte dei casi, di tempere eseguite sull’intonaco impiegando sostanze coloranti diluite unitamente a leganti di origine organica come la calcina e l’albume. Il risultato di questa tecnica è quello di ottenere una colorazione accesa; il supporto viene realizzato stendendo una base di intonaco a base di sabbia di fiume e calce.

I colori, che hanno un significato simbolico, sono ottenuti soprattutto da ossidi di ferro che hanno le tonalità del rosso e dell’arancio, e dalle cosiddette “terre gialle” dalle quali si ottengono le tonalità di ocra, mentre l’azzurro, il blu ed i colori scuri, si ottengono prevalentemente da erbe e fiori.

L’iconografia principale è data dalla figurazione della Madonna, quasi sempre seduta con il bambino in braccio, il tutto su sfondo chiaro, circoscritto da una cornicetta, in genere rossa.

Il viso della Beata Vergine è sempre dipinto: figure dai visi dolcissimi si alternano a figure dai lineamenti più duri, tipici di qualche donna “cimbra” del passato. Le icone mariane sono tutte figurazioni semplici, pulite, cariche di espressività e numerosi sono i simboli che le accompagnano: la palma ad indicare l’umiltà e il martirio; le spade a significare il dolore; gli alberi per la rigenerazione; la corona per la regalità; il velo e la cintura a simboleggiare la verginità.

Gli autori sono per lo più anonimi, soggetto principale di questi ritratti è la Madonna con Bambino, per questo i pittori erano anche detti "madonnari".

Sulle facciate di case e rustici si trovano in particolare affreschi del Casella, un artista che operò a fine '600 in tutta la Val d'Illasi, e del cosiddetto “pittore delle figure dagli occhi chiusi”, così identificato per la tipica personale maniera di accennare con un trattino gli occhi delle sue figure.

Fu particolarmente attivo tra l’800 ed il 900; gli sono state attribuite quasi duecento opere nell’area compresa tra la Val d’Illasi e Boscochiesanuova.

Oltre ai Santi Biagio, Antonio Abate, Bovo, le sue rappresentazioni preferite sono le Madonne con Bambino, le Addolorate col cuore trafitto da sette spade e le Sacre Famiglie. Una sua peculiarità è l’inquadratura “a santino” della superficie e inconfondibile è anche l’uso di pochi colori base: blu per il manto della Vergine, rosso per la veste, bianco per la tunichetta del Bimbo, giallo per lo sfondo; per il resto, grande uso degli ocra in tonalità diverse.

A tali figurazioni religiose, spesso, il pittore ha affiancato vivaci e policrome meridiane. Nate certamente per esigenze pratiche hanno assunto anche il significato di spazi epigrafici, riportando motti, consigli, moniti, regole fisse per giungere alla salvezza eterna, come dimostrava una meridiana, ora scomparsa, di contrada Trettene di Sant’Andrea, la cui epigrafe recitava:

“Tutte le ore sono di Dio: vivi giusto, sobrio e pio”.

“Orologi solari” nei quali l’ombra di un’asta- lo gnomone- infissa nel muro, proiettandosi sullo stesso e movendosi a seconda della luce del sole, indica il trascorrere del tempo.

Le linee orarie sono disposte a raggiera con numerazione generalmente romana (un’eccezione è la meridiana della contrada “Santoli”, raro esempio di meridiana conservata con cura, i cui numeri sono scritti con caratteri arabi).

Sul vertice qualche volta è disegnata una piccola chiesa, quasi sempre la parrocchiale del luogo, oppure, spesso, è raffigurato un galletto, simbolo della sveglia.

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Via Fornari, presso il ponte sul Progno:

capitello Madonna con Bambino

Fresco motivo espresso con gaie tonalità nell’abside di un’architettura di gusto popolare. Madre e Figlio, sorridenti, sono circondati da coppie di angeli. Sul petto del Bambino risalta un cuore radioso sottolineato con l’indice della mano destra da una Madre dal sereno volto di popolana. Ai lati delle figure sono affissi due ex voto.

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Contrada Pergari n° 9: Crocifissione

La tempera, in buona parte abrasa, è riparata da un portico fatiscente e si presenta come un finto quadro sostenuto da un cordone rosso. Il Cristo ha il corpo rivestito da un misero panno e le mani trafitte da lunghi chiodi. La base del documento, benché rovinata, lascia intravedere una nuvolaglia rossastra.

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Contrada Pergari n° 9 - 10: Madonna del Rosario tra i Santi Antonio da Padova e Domenico.

Autore: Giosuè Casella (1707)

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La decorazione di Casa Colombari (ex Pretura), in contrada Pergari di Badia Calavena, è l’opera più celebre del Casella. Realizzata all’interno di una corte, sulla facciata di un antico edificio, la sacra rappresentazione è perimetrata da una larga cornice a tralci che risale le fasce in opposta direzione. Due angeli, esterni al contorno, annunciano con squilli di tromba il mistico evento. Il settore contrale è occupato dalla Vergine e il Bambino assisi su nuvole. La Madonna, coronata da angeli con ghirlande di fiori, consegna a S. Domenico il rosario, mentre il Bambino porge a S. Antonio un serto floreale. Ambedue i Santi impugnano dei gigli, simboli di castità. Un cartiglio rammenta che l’opera è stata commissionata da Domenico Colombario nel 1707. La pittura è protetta da alcune lastre di pietra appena aggettanti. Tra queste e il sottotetto sono stati ricavati i fori colombari intercalati da immagini e allegorie di varia natura, parte riferite agli stessi uccelli, parte al mestiere del pastore e all’arte della lana. Altri fregi raffigurano motivi floreali.

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Contrada Pergari: S. Vincenzo Ferrer + Meridiana.

Autore: o/c (1895)

Sulla facciata di un massiccio edificio si ammirano due prove dell’o/c: una meridiana sovrastante un S. Vincenzo. Sopra è incorniciata la data 1895 e la sigla S.G.

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Contrada Pellicari n° 3: Madonna con Bambino e S. Antonio da Padova

Il dipinto potrebbe essere un rifacimento dell’o/c di un testo più antico, forse del Casella. La scenografia, mutilata da una finestra, era equilibrata a destra da un altro Santo – forse Domenico – e da un altro angelo. Chi ha cercato di ovviare all’ammanco ha riprodotto nella cornice di destra il motivo originale della fascia sinistra, ma la differenza stilistica appare evidente. Il documento alloggia sotto un portico sostenuto da due artistiche colonne in pietra. Un angelo esce da una nuvola per incoronare la Vergine, che tiene tra le braccia il Bambino intento a offrire la corona del rosario al Santo col giglio.

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Contrada Riva: Madonna del Rosario tra i Santi Antonio da Padova e Domenico.

Autore: Giosuè Casella

 

Assisa su nuvola, una sorridente Vergine incoronata da cherubini tiene sulle ginocchia il Bambino nudo. Schematico il racconto e rigido l’impianto compositivo. La cornice riprende in tono minore stilemi caselliani in parte utilizzati nella prova dei Pergari. I Santi, rappresentati a figura intera e con i gigli in mano, affiancano la protagonista che indossa un manto azzurro sopra una veste ricamata.

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Contrada Antonelli: Madonna del Carmine.

Autore: o/c (1892)

Il testo è stato alterato da un rifacimento che ha “aperto gli occhi” ai personaggi, dalle cui mani pendono gli scapolari siglati con una C.

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Contrada Cucìo: Pietà

Autore: o/c.

L’Addolorata, coronata e con il cuore trafitto da sette pugnali, sorregge il Figlio riverso sulle sue ginocchia. Ai vertici la cornice forma dei triangoli celesti. Come mostra l’immagine, recentemente l’opera è stata oggetto di intervento conservativo che ha ridato luce al soggetto evidenziando nella parte basale il profilo di alcuni edifici.

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Contrada Antonelli: nicchia Madonna con Bambino.

Autore: o/c

La tempera insiste all’interno di una nicchia presso l’arco d’accesso di una corte. L’autore, con qualche “terra” e una grafia elementare, è riuscito a trasmettere un messaggio protettivo, accentuato dall’espressione serena della Madre che sostiene un Bambino ormai grandicello.

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Contrada Antonelli: Meridiana

Autore: o/c

Il restauro ha ridato brillantezza a un classico orologio solare dell’o/c. Al vertice delle linee orarie è raffigurato un uccello con testa e coda azzurri e corpo rosso. In prossimità della dodicesima ora una campanella invita al desinare.

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Contrada Antonelli: S. Lorenzo.

Autore: o/c (1890)

Il Santo indossa i paramenti del diacono con sopra impresso il simbolo del tirquetro. Nella destra impugna la palma del martirio e nella sinistra stringe la graticola, strumento della tortura.

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Loc. Sant’Andrea, Tretteni n° 2 - 3 : Madonna di Pompei.

Autore: o/c

Prova sbiadita stesa all’inizio della frazione. Madre e Figlio, assisi su un tronetto, donano la corona del rosario ai Santi Domenico e Caterina genuflessi ai loro piedi.

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Loc. Sant’Andrea, via Triga n° 4: Madonna con Bambino.

Celebre documento sito sulla facciata dell’ex Ostaria de la Gata. Pastose le tonalità ed elegante il disegno. Nella parte inferiore, prima che la scritta venisse ricoperta dal nuovo intonaco, un motto invitava il pellegrino a fermarsi per riverir Maria.

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Contrada Trettene: S. Bovo e S. Antonio abate

Autore: o/c

S. Antonio abate, ritratto con l’inseparabile maialino, il fuoco, il bordone e la campanella, fa da pendant a S. Bovo, l’altro adiutor invocato a protezione del bestiame. Ancor oggi le loro immagini vengono affisse agli usci delle stalle della Lessinia.

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Contrada Trettene: capitello Crocifissione

Autore: o/c

La struttura architettonica, in pietra bocciardata e muratura, è stata fatta innalzare nel 1890 da certo Giovanni Trettene. Si compone di zoccole ed edicola, nella quale è dipinta una Crocifissione. Sulle spallette laterali sono tratteggiati due Santi, di cui uno è, forse, S. Antonio da Padova. Un timpano dipinto a tinte cerulee e due colonnine aggettati completano l’insieme. Sull’architrave un’epigrafe ricorda la visita del Cardinale Luigi di Canossa.

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Contrada Carpene n° 2: Trittico Crocifissione, Addolorata, Madonna del Rosario

La straordinaria composizione a tre stadi verticali insiste su un’antica abitazione di contrada Carpene. Le pitture sono bordate da una tinteggiatura tirata “a filo” che, in parte, ha coperto l’antica cornice. Al centro, una nicchia ovoidale illustra una Madonna dei sette dolori che regge un Cristo molto piccolo. Sulle spallette sono raffigurati S. Antonio da Padova e una Santa non identificabile, causa il deterioramento della pellicola. Sopra la nicchia, in continuità, insiste un Crocifisso cui la curvatura della nicchia sottostante funge da Calvario. La croce medesima è resa “importante”. Le braccia, infatti, si concludono con delle fiammelle, simbolo delle sofferenze del patibolo. Sotto la nicchia, protetta da un cancelletto in ferro, una cornice a volute regolari perimetra una Madonna con Bambino affiancata da due Santi irriconoscibili inseriti in una finestra trilobata. L’insieme dei testi è svolto con pochi colori, ma la varietà delle sfumature fa del documento uno dei più singolari della vallata. L’opera, riferibile alla metà dell’Ottocento (sullo stipite dell’abitazione è scolpita la data 1851), è ancora ben conservata.

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Contrada Riva: Madonna con Bambino.

Autore: o/c

Una grezza cornice nocciola con spicchi blu delimita Vergine e Bambino coronati, i quali indossano una veste conclusa sul collo da una orlo del medesimo colore della cornice.

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Inizio paese: capitello Immacolata

La devozione sorveglia l’accesso meridionale di Badia Calavena. L’Immacolata, serenamente atteggiata tra festosi angioletti, poggia il piede su una mezzaluna sotto cui s’annida la serpe, simbolo del male. Il fondo ben si sposa con la veste rossa che ne avvolge il corpo slanciato, appena appesantito da uno svolazzante mantello biancazzurro.

Osservando attentamente il dipinto, si nota uno sfregio.

Narra la leggenda che “un viandante, colto dall’ira, abbia violato con una lama l’effigie, ma tosto la mano sacrilega cadde al suolo mozzata da una forza invisibile”.

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Contrada Totari: nicchia Madonna con Bambino

Ambedue le figure sono coronate e ritratte sul fondo azzurro stellato di una piccola nicchia. Il collo della Vergine è ornato da una collana di perle.

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Contrada Stizzoli: nicchia Madonna del Rosario e Santi

La Vergine affida la corona del rosario a un sorridente S. Antonio da Padova col giglio in mano. Non è possibile riconoscere, invece, il Santo, o la Santa, alla sinistra del Bambino.

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Contrada Santoli: Meridiana

Autore: o/c

Pregevole orologio solare ben conservato steso sulla facciata di una casa all’interno di una contrada ricca di testimonianze artistiche.

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