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Unione Montana Agordina

Provincia di Belluno - Regione del Veneto


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Aspetti naturalistici: note floristiche

L'Agordino è sicuramente così ricco di emergenze naturalistiche che qualunque percorso conduce a scoprire interessanti elementi di una ricca "collezione" spesso poco osservata e certamente meno documentata di quanto meriti.
È opportuno accennare alle diversità di paesaggio vegetale tra il Basso Agordino e il Medio e Alto Agordino: tali diversità vanno messe in relazione alle condizioni climatiche e geologiche.
Nella media e alta valle si assiste all'instaurarsi di un clima più continentale, con inverni a precipitazioni prevalentemente nevose, minore piovosità (con massimo a luglio) e maggiori escursioni termiche rispetto all'area della Conca Agordina.
Medio e Alto Agordino si caratterizzano inoltre per la presenza di vasti affioramenti di natura vulcanica (lave, tufi, ignimbriti, ecc.) in un settore - quello delle Alpi Orientali – dove solitamente prevalgono substrati calcarei e dolomitici.

La Conca Agordina
La Conca Agordina, circondata da estesi pendii boscosi, è caratterizzata dalla presenza di interessanti biotopi, presentando una vasta gamma di aspetti floristici e vegetazionali. E' il caso dell’ambiente di forra, associazione localizzata – nel Veneto - principalmente in alcune valli laterali del Cordévole e del Mis. Qui è abituale una vegetazione del tutto particolare, adattata ai pendii rupestri con clima fresco ed umido, composta essenzialmente dal carpino nero (Ostrya carpinifolia) associato al salicene (Salix appendiculata) e dove si avrà la possibilità di incontrare lo splendido giglio dorato (Hemerocallis lilio-asphodelus) o il veratro nero ( Veratrum nigrum). Nelle immediate vicinanze, sui pendii asciutti, si sviluppano in genere dei boschi di pino silvestre ed a volte di pino nero con numerose entità termofile, tra le più appariscenti si possono citare la Genista radiata, il Chamaecytisus purpureus, la Scabiosa graminifolia.
Ai "Castèi" si potrà osservare la vegetazione rupestre con Potentina caulescens e le graziose endemiche Campanula carnica e Spiraea decumbens var. bellunensis.
La conca di Agordo, naturale dominio di boschi di latifoglie, è tuttavia caratterizzata dai segni operati dall'uomo attraverso i secoli: i boschi ne risultano più o meno profondamente modificati in struttura e composizione rispetto al loro assetto naturale. Ne è un esempio la diffusione di abete rosso e larice a quote nettamente inferiori rispetto alle loro consuete fascie altitudinali (montana e sub-alpina); ciò è avvenuto soprattutto laddove è cessata l'attività agricola un tempo più diffusa.
Una discreta superficie è occupata dai prati falciabili in particolare attorno alle frazioni ed ai fienili; in questo caso la composizione floristica risente - essenzialmente - del trattamento ricevuto: in genere le specie nitrofile sono favorite, mentre quelle che non sopportano la concimazione vengono eliminate. Prima della fienagione questi prati si fanno ammirare per le loro variopinte fioriture: dalla comparsa dei crochi bianchi e violetti in primavera a quella dei colchici all'inizio dell'autunno.
Abbastanza originale è la zona del Col Castellìn nei pressi di Nagol (Val Rova), che presenta una vegetazione termofila con carpino nero, orniello (Fraxinus ornus), in cui si è riscontrata la presenza di alcune interessanti specie: Orchis militaris, Eryngium amethystinum, Limodorum abortivum, Ophrys insectifera ed altre.
Orniello e carpino nero sono spesso presenti nei versanti esposti a Sud, mentre altre specie arboree - come il frassino maggiore e l'acero di monte - s'incontrano frequentemente negli impluvi o in zone pianeggianti su suoli più evoluti.
I boschetti ripariali che si sviluppano in vicinanza dei corsi d'acqua sono costituiti in prevalenza da varie specie di salici e dall'ontano bianco (Alnus incana); essi in qualche caso mostrano la tendenza ad evolversi con l'ingresso di aceri (Acer pseudoplatanus e platanoides) e di frassini (Fraxinus excelsior). Da segnalare qui, la presenza di specie non frequenti, quali la felce penna di struzzo (Matteuccia sthrutiopteris) e la Campanula latifolia, accomunate – oltre che dal medesimo habitat - anche dalle ragguardevoli dimensioni.
Nei boschi montani il faggio è talora abbondante ma a volte solo sporadico, là dove interventi silvocolturali hanno favorito l'abete rosso. In qualche zona non è da dimenticare lo sfruttamento che venne fatto dei boschi di faggio per la necessità di legname e carbone. Scarsamente diffuso è invece l'abete bianco (Abies alba), anche se nell'area esistono le condizioni ambientali favorevoli alla specie.
I boschi subalpini sono caratterizzati dalla dominanza dell'abete rosso ed a volte del larice; di norma il loro sottobosco è floristicamente monotono: sono presenti con una certa costanza specie come il
sorbo degli uccellatori (Sorbus aucuparìa), i mirtilli ( Vaccinium myrtillus, Vaccinium vitis-idaea), Homogyne alpina, Luzula albida, Oxalis acetosella, etc.

Gianni Poloniato in:"Escursioni nella Conca Agordina" di Giorgio Fontanive, Intinerari fuori porta, vol.9, CIERRE Ed., 1992

Medio e Alto Agordino
A caratterizzare variabilità e ricchezza floristica di questo territorio è, anzitutto, la sua posizione geografica, importante zona di transizione fra influssi occidentali ed orientali, oceanici e continentali.
Particolarmente significative dal punto di vista fitogeografico sono le specie ad areale limitato - anche se sono pochi gli endemismi in senso stretto (nota1) - o quelle che trovano il loro limite di diffusione proprio in queste zone. Tra queste ultime si ricordano Trifolium alpinum (Sasso Bianco), Pedicularis kerneri (Col Margherita), Ranunculus pyrenaeus (Monte Pore), Potentilla grandiflora (Cime di Pezza), Salix helvetica e glaucosericea (Col di Lana) (nota2).
Si può constatare l'assenza, nel quadro vegetazionale, di una fascia collinare con specie termofile; nella fascia montana il faggio occupa con continuità solo alcune zone nella parte meridionale del territorio in esame (pendici occidentali del Monte Pelsa).
I boschi più diffusi sono quelli di abete rosso: infatti nei 10 comuni del Soprachiusa più dell'80 % - circa 12.000 ettari - della superficie boscata vede la dominanza di questa conifera, spesso accompagnata dal larice. La variabilità delle peccete, dal punto di vista tipologico, è dovuta principalmente all'altitudine, alla natura del substrato e alla disponibilità idrica. Al limite della vegetazione arborea è indicativa la presenza del cembro (Pinus cembra), specie tipica dei rilievi alpini più interni.
Un cenno particolare merita Juniperus sabina (localmente savina): questa conifera, a portamento prostrato e anch'essa propria delle valli interne delle Alpi, risulta così abbondante nell'Alto Agordino da riflettersi nella toponomastica locale (Savinèr di Laste e di Calloneghe, Savinè e Savinè de Soura presso Arabba); la specie predilige ripidi pendii assolati su rocce di natura vulcanica.
Un altro toponimo interessante si riferisce al piccolo villaggio Fodom di Davedino (che significa abete bianco); qui però la pressione antropica ha fatto completamente scomparire tale specie che attualmente si ritrova solo in alcuni nuclei isolati alle pendici del Monte Pore (Collaz, Larzonéi) e in destra orografica della Valle del Biois.
Oltre il limite del bosco, in presenza di suoli generalmente poco evoluti, la composizione chimica della roccia madre e il pH del terreno diventano fattori molto importanti nel diversificare le fitocenosi (ossia le comunità vegetali). Il problema delle diversità floristiche legate ai vari substrati litologici è molto complesso e ancora non completamente chiarito nei dettagli: molte piante e associazioni vegetali sono considerate esclusive di determinati suoli ma non mancano le eccezioni (nota3).
Gli arbusteti subalpini maggiormente diffusi sono le alnete di ontano verde (localmente aunèra, ambo o ambio, velma a Livinallongo), specialmente sui versanti settentrionali a prolungato innevamento e i rododendro-vaccinieti, cenosi che spesso costituiscono uno stadio di colonizzazione di pascoli abbandonati. Molto interessanti, inoltre, sono i saliceti osservabili nella zona di Passo Pordoi, in cui prevalgono Salix helvetica e S. hastata.
Le mughete sono limitate ai rilievi dolomitici, quali i Gruppi della Marmolada e della Civetta.
Legati al substrato calcareo sono gli aspetti più noti del paesaggio dolomitico d'alta quota, rappresentati dalle praterie alpine a Sesleria varia e Carex sempervirens, dai pascoli rupestri a Carex firma, dalle cenosi pioniere dei ghiaioni e delle rupi. A questi si aggiungono altri ambienti di notevole interesse come le vallette nivali e i biotopi umidi spesso rari e localizzati.
Un aspetto delle praterie alpine che merita di essere segnalato è quello a Festuca paniculata, specie ad areale alquanto discontinuo su Alpi ed Appennini, presente nella zona di Valfredda.
Tra paesaggi "inconsueti" ma sempre di straordinaria bellezza dei monti di origine vulcanica citiamo il Col di Lana, le catene del Migógn e del Padón ; in particolare, sui versanti meridionali di quest'ultimo, si sviluppano i caratteristici prati a Festuca varia, graminacea a foglie pungenti formante grossi cespi circolari, accanto a cui compaiono, tra le specie più appariscenti Potentilla grandiflora, Astragalus penduliflorus e Sempervivum wulfenii. Sui versanti settentrionali si localizzano alcune stazioni della rara Saxifraga cernua (dorsale Padon-Migogn).
Alle maggiori altitudini troviamo i pascoli a Carex curvula, spesso inframmezzati da terreni nivali dove la morfologia si addolcisce e la neve permane più a lungo; tra le entità più interessanti sono da segnalare Primula glutinosa, Pedicularis kerneri e Saponaria pupila (Col Margherita).
Sulle cime ventose si incontra spesso una vegetazione dove prevalgono l'azalea nana delle Alpi (Loiseleuria procumbens) e i licheni crostosi (generi Alectoria, Cladonia, Cetraria).
Fra le specie acidofile che colonizzano i detriti, si ricordano Androsace alpina, Geum reptans, Doronicum clusii, Achillea moschata, Leucanthemopsis minima var. cuneifolia e, meno frequentemente, Ranunculus glacialis e Saxifraga depressa (endemismo dolomitico).
Una notevole varietà di licheni crostosi ricopre rupi e grossi blocchi silicei nelle cui fessure solo alcune specializzate specie riescono a vivere. Tra queste troviamo sassifraghe, semprevivi e il non-ti-scordar-di-me nano (Eritrichium nanum).

note
(nota1): Endemismi dolomitici sono: Sempervivum dolomiticum Facch. (Valfreda, Sasso Bianco); Saxifraga depressa Sternb. (Padon, Col Margherita, Migógn); Saxifraga facchinii Koch (F.lla de la Banca de Valfreda); Primula tyrolensis Schott e Campanula morettiana Rchb. (Civetta); Rhizobotrya alpina Tausch e Draba dolomitica Buttler (segnalate al Passo Ombretta).
(nota2): La presenza di questi interessanti salici mi è stata segnalata dal Dott. C. Argenti.
(nota3): Ciò può essere dovuto a fenomeni di acidificazione superficiale di substrati calcarei, alla particolare composizione chimica di certe rocce vulcaniche e a numerosi altri fattori che determinano la forza competitiva di ciascuna specie. Alcuni esempi: Linaria alpina, Ranunculus seguirei, Achillea clavenae, Eritrichium nanum, Draba aizoides, Saxifraga oppositifolia, nonché la nota stella alpina si possono trovare, nella zona considerata, sia su calcare che su terreni acidi.

Gianni Poloniato in:"Escursioni nell'Alto Agordino" di Giorgio Fontanive, Intinerari fuori porta, vol.16, CIERRE Ed., 1996

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